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L’aleatico, dalla Grecia il vitigno degli Etruschi. La varietà più storica della Tuscia, entra nel 21° secolo!

La vocazione vitivinicola della Tuscia è caratterizzata e valorizzata dalla presenza di numerosi vitigni autoctoni ed endemici. Ogni vitigno ha la sua storia, la sua provenienza. Le origini di ogni varietà si perdono nella notte dei tempi.

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Vulcanici, Indipendenti, Bio e Cambiamenti climatici: Trebotti punta su qualità, divulgazione ed innovazioni biosostenibili

La Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti nasce nel 2008, seguendo il modello della Confédération des Vignerons indépendants de France (VIF), che a sua volta mosse i primi passi già nel 1976 quando, una manciata di vignaioli nel sud della Francia, creò un piccolo sindacato.

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Vivi l’esperienza della Biovendemmia – Domenica 12 settembre dalla mattina al tramonto – Grazie alla Trebotti una giornata indimenticabile nella Tuscia

L’azienda biologica Trebotti apre le porte della cantina e dei vigneti per far vivere a tutti una giornata dedicata all'esperienza della vendemmia tra i più antichi riti della cultura contadina tra tradizione, cucina agricola, musica, arte, degustazioni e soprattutto buon vino

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Vini vulcanici? Il Grechetto esplosivo della Trebotti

L’azienda Trebotti di Castiglione in Teverina racconta il vino che più di tutti rappresenta la Tuscia e i vini vulcanici, l’Incanthus Grechetto della Tuscia DOP Bio. Mineralità, sapidità, longevità, le caratteristiche del principe dei vitigni della Tuscia espresse dal terroir vulcanico.

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Una giornata tra natura, arte, degustazioni e il pranzo tra i vigneti. Grazie alla Trebotti un’esperienza unica

La strada per la conoscenza è fatta di incontri e condivisione, da sempre punto cardine dell’azienda biologica Trebotti.

Proprio per questo sono nate le EcoWineExperience, giornate dedicate alla scoperta del territorio aziendale.

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3S L’Aleatico Rosato – Dagli Etruschi ad oggi: storia, tradizione ed innovazione nell’ultimo nato in casa Trebotti

Il rosato: un vino fresco, profumato e dall’irresistibile nuance pastello, ma che genera ancora confusione e scetticismo.

Allontanandosi dalla più tradizionale scelta tra bianco e rosso, c'è ancora chi si domanda se si ottenga mischiando le due tipologie.

Raccontare un rosato, perciò, diventa il modo migliore per fare chiarezza riguardo agli aspetti salienti della vinificazione, argomento che risulta arduo tra i non addetti ai lavori. Bisogna però sfatare un mito e chiarire che in Italia è proibito produrre vini rosati mescolando il vino rosso con il bianco.

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Il Manzoni Bianco, storia, ricerca e innovazione in agricoltura. La tradizione di famiglia

Tag: Bio, sostenibile, senza solfiti, carbon neutral, vulcanico, vitigno di famiglia, manzoni bianco

“3s L’incrocio ” è il risultato di un ereditario istinto nel guardare avanti, piccolo capolavoro della ricerca enologica italiana.

Inizialmente concepito come sfida alla concorrenza del mercato vinicolo francese, oggi questo vitigno sposa i criteri di sostenibilità e innovazione centrali nella filosofia dell’azienda biologica Trebotti.

Il vitigno Incrocio Manzoni 6.0.13 nasce negli anni ‘30 grazie al lavoro del Prof. Luigi Manzoni, Preside della Scuola di Enologia di Conegliano Veneto, la più antica ed importante scuola del vino nel mondo insieme alla Scuola di enologia di Bordeaux. In quel periodo storico le ricerche degli agronomi, nel mondo della viticoltura, erano fortemente indirizzate verso la ricerca di nuovi vitigni. L’obiettivo era sia quello di trovare varietà più resistenti alle malattie e alle parassitosi sia quello di migliorare e aumentare i vitigni italiani nell’ottica di competere con maggior efficacia con il mercato enologico francese.

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La biovendemmia 2020 Trebotti in Teverina vino, arte, cultura!

La Biovendemmia è ormai diventato un evento imperdibile che da anni si organizza in un'azienda bio sostenibile a Castiglione in Teverina nella Tuscia. Dalla mattina alla sera, una festa tra i filari con la raccolta dell'uva, la pigiatura dei bimbi, a cui seguono il pranzo nei vigneti con gli ottimi vini, musica e arte. Una giornata intensa, piena di emozioni per piccoli e grandi, immersi nella natura che si conclude in cantina con la degustazione dei Grechetti. Quest'anno l'Azienda Biologica Trebotti ha deciso di contenere il numero di partecipanti a 200 persone per garantire il divertimento nel rispetto delle normativa Covid. Prenotazione online obbligatoria su www.ecowineexperience.it

Scarica il programma

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Lockdown, filiera corta, km0 e la consegna vino a domicilio

L'emergenza COVID sta modificando le abitudini degli italiani (così come quelle di gran parte dei cittadini di tutto il resto del mondo) non ultime quelle alimentari legate all'approvvigionamento e all'utilizzo dei beni di prima necessità.

La diffusione del SARS-CoV-2 ha stravolto gli equilibri e le routine di qualunque settore merceologico. In primis quello agroalimentare, l'unico (insieme a quello farmaceutico) a tutti gli effetti irrinunciabile. Il rallentamento della circolazione delle merci all'interno della UE ha generato ritardi nell'approvvigionamento dei negozi. La chiusura di alberghi, bar,  ristoranti, locali con somministrazione (più in generale il   settore HORECA) ha messo in ginocchio esercenti, lavoratori e fornitori.

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Sentito parlare dei Vignaioli Indipendenti? Trebotti è FIVI

Dal 2017 l'Azienda biologica Trebotti aderisce alla FIVI: Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti

La Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti nasce nel 2008, seguendo il modello della Confédération des Vignerons indépendants de France (VIF), che a sua volta mosse i primi passi già nel 1976 quando, una manciata di vignaioli nel sud della Francia, creò un piccolo sindacato. Ad oggi la VIF conta più di 7000 vignaioli, distribuiti in 32 federazioni dipartimentali e 10 federazioni regionali, è riconosciuta da organi rappresentativi, decisionali e di concertazione dove è presente a livello nazionale, regionale e dipartimentale.

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La viticoltura biologica può ambire all’abbattimento totale delle emissioni climalteranti legate ai processi di vinificazione.

Il settore agricolo, su scala globale, è considerato uno dei principali emettitori di gas serra (con una stima di circa il 23% delle emissioni totali, se si considera anche la deforestazione e i cambi d’uso del suolo a fini della produzione agricola) responsabili, come confermato ormai da anni dalla comunità scientifica mondiale, dell’innalzamento della temperatura media del Pianeta e quindi del fenomeno noto come “Climate change”.

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La vocazione vitivinicola della Tuscia è caratterizzata e valorizzata dalla presenza di numerosi vitigni autoctoni ed endemici. Ogni vitigno ha la sua storia, la sua provenienza. Le origini di ogni varietà si perdono nella notte dei tempi.

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Ne è un esempio l’Aleatico che vede proprio nella Tuscia la sua massima espressione in termini qualitativi. La tradizione più affascinante delle origini di questo vitigno, mette le proprie radici nell’isola di Creta. L’aleatico a quelle latitudini raggiungeva la maturazione nel mese di Luglio e per questo venne denominato Lugliaticum termine che poi si è evoluto nell’attuale Aleatico. Grazie alle rotte commerciali dei Greci, questa varietà d’uva raggiunse la Magna Grecia, più precisamente il Salento, da qui probabilmente gli Etruschi lo conobbero per poi diffonderlo nella Tuscia.

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La maggior parte dei vigneti coltivati nel mondo sono formati da individui cloni di una pianta madre; dal punto di vista genetico sono identici all’organismo da cui discendono. Ad esempio per il Sangiovese, il vitigno italiano più coltivato, ci sono più di 20 cloni selezionati dalla ricerca che se coltivati nello stesso terroir, presentano le stesse caratteristiche espressive (produttività, dimensione dei grappoli, numero degli acini, ecc.). Per quanto riguarda l’aleatico non esisteva un clone di Aleatico in Italia, prima della tesi di laurea in agraria di Ludovico, l’agronomo di famiglia dei tre fratelli Botti. Ludovico per tre anni (2001/2004) ha studiato in collaborazione con l’Università della Tuscia, la popolazione di piante di aleatico presenti nella zona storica di Gradoli a nord del lago di Bolsena, dove anche i romani avevano effettuato una zonazione per la produzione di vino di qualità. Con questi studi è stata selezionata la pianta più performante che poi propagata è stata registrata come pianta madre del primo clone di aleatico in Italia.

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E Ludovico, con i suoi fratelli, nel 2010 ha deciso di piantarlo alla Azienda Biologica Trebotti. Il Bludom questo è il nome della versione passita dell’aleatico Trebotti, viene prodotto già dal 2006, con alcuni vecchi ceppi di Aleatico che si trovavano nella zona di Castiglione in Teverina. L’uvaggio tipico dei vecchi vigneti (40/70 anni) della zona infatti era un mix di Violone, Sangiovese (grechetto rosso) e qualche pianta di Aleatico che dava sempre la marcia in più ai vini della Teverina.

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L’aleatico è sempre stato usato come “vino da messa” grazie alla presenza di tannini morbidi e profumi tipici della rosa canina, arbusto presente in tutte le aree selvatiche della Tuscia. Si presta da sempre alla vinificazione dolce ed è proprio per questo motivo che nel rispetto delle tradizioni e del territorio, ma sempre dando spazio all’innovazione, l’azienda Trebotti ha deciso di produrre un Aleatico passito.

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In collaborazione con l’Università della Tuscia di Viterbo l’azienda ha messo a punto una cella di appassimento “tecno-ecologica” realizzata in sughero e legno dei monti cimini: materiali naturali che a fine vita potranno essere riutilizzati. I grappoli vengono selezionati a mano immediatamente dopo la raccolta, scartando quelli non perfettamente maturi o rovinati. Si allestisce un tavolo di selezione e manualmente vengono riempite delle cassette speciali per l’appassimento che poi vengono impilate accuratamente dentro la cella di appassimento. Questo processo viene effettuato assicurandosi che i grappoli non si tocchino tra di loro in modo da garantire la presenza di aria tra un grappolo e l’altro (cosa molto importante per evitare ristagni di umidità che porterebbero alla proliferazione di muffe da cui ora l’uva non può più difendersi in quanto staccata dalla pianta).

Innovativo è anche il sistema di disidratazione. Due termoigrometri (uno all’esterno della cantina e uno interno alla cella) dialogano con un computer che gestisce un flusso d’aria. Quando l’aria all’esterno ha temperatura e umidità idonee all’appassimento viene immessa nella cella tecno-ecologica e delicatamente, senza l’utilizzo di condizionatori e deumidificatori energivori, disidrata l’uva. Se fuori è umido, piove o fa troppo caldo, il computer blocca il flusso e attiva un ricircolo interno per tenere l’aria in movimento evitando ristagni e appassendo in maniera omogenea l’uva sopra e sotto evitando così di dover trattare le uve con prodotti chimici come avviene in molte altre situazioni. La Cella di appassimento della Trebotti riesce a risparmiare il 90% di energia rispetto alle normali celle di appassimento delle stesse dimensioni.

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In circa 50 giorni l’uva perde il 50% del proprio peso, gli zuccheri si concentrano e finalmente le uve appassite possono essere portate alla pigiatrice per l’inizio della fermentazione che in pochi giorni trasformerà quest’uva in uno dei più grandi vini rossi passiti italiani. Generalmente da un chilo di uva si produce una bottiglia di vino, con l’appassimento, da un chilo di uva si ottiene un bicchiere di vino!

Merita qualche riga anche raccontare come la Trebotti abbia scelto il nome del suo passito: il Bludom appunto.

La formazione da agronomo di Ludovico è passata, nel 2002, anche per l’ENSAM (École Nationale Supérieure d’Agronomie di Montpellier) in Francia per qualche mese di Erasmus. La Trebotti sarebbe stata fondata l’anno successivo, ma Ludovico già aveva iniziato a studiare l’Aleatico. Fantasticando con Giuseppe, un altro italiano in trasferta, esperto di marketing agroalimentare, si chiesero come avrebbe mai chiamato un vino fatto con l’aleatico qualora un giorno ne fosse diventato produttore, e l’amico propose il gioco di parole, acronimo del suo nome e cognome Botti LUDOvico Maria, da cui, appunto, Bludom. Dopo quattro anni nel 2006 nacque il BLUDOM appunto, con le prime 800 bottigliette prodotte. Un vino strepitoso, dolce, fresco, con sentori di rosa canina, di frutti di bosco e di amarene con un finale sorprendente, un finale astringente che lascia la bocca fresca e non appesantita dagli zuccheri. Perfetto ovviamente con i dolci e la frutta ma sorprendente anche con i formaggi stagionati ed erborinati e con la cacciagione proprio grazie a questa sua freschezza e a questa sua capacità di “pulire e sgrassare” la bocca. Proprio per questi motivi il Bludom è il vino che chiude sempre le EcoWineExperience, i pranzi della domenica e le varie proposte di degustazione: talvolta accompagnato da un dolce, talvolta da un formaggio, come nel caso di un evento di qualche mese fa quando ad una degustazione “verticale” (diverse annate dello stesso vino), molto apprezzata dai partecipanti, è stata associata una degustazione di diverse stagionature dello stesso pecorino bio.

L’azienda con questo vino produce anche una gelatina di aleatico passito. Aggiungendo solamente qualche grammo di agar agar bio (un’alga naturale che funge da addensante) nasce la gelatina: perfetta con i formaggi, con la carne alla brace o a guarnizione sui dolci, tipo una crostata alla crema.

Così millenni di storia, arricchiti dall’innovazione e dalla ricerca, si concentrano in un vino che non è solo buono e unico nel suo genere ma rispettoso del territorio e sostenibile ambientalmente.