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Lockdown, filiera corta, km0 e la consegna vino a domicilio

L'emergenza COVID sta modificando le abitudini degli italiani (così come quelle di gran parte dei cittadini di tutto il resto del mondo) non ultime quelle alimentari legate all'approvvigionamento e all'utilizzo dei beni di prima necessità.

La diffusione del SARS-CoV-2 ha stravolto gli equilibri e le routine di qualunque settore merceologico. In primis quello agroalimentare, l'unico (insieme a quello farmaceutico) a tutti gli effetti irrinunciabile. Il rallentamento della circolazione delle merci all'interno della UE ha generato ritardi nell'approvvigionamento dei negozi. La chiusura di alberghi, bar,  ristoranti, locali con somministrazione (più in generale il   settore HORECA) ha messo in ginocchio esercenti, lavoratori e fornitori.

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Sentito parlare dei Vignaioli Indipendenti? Trebotti è FIVI

Dal 2017 l'Azienda biologica Trebotti aderisce alla FIVI: Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti

La Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti nasce nel 2008, seguendo il modello della Confédération des Vignerons indépendants de France (VIF), che a sua volta mosse i primi passi già nel 1976 quando, una manciata di vignaioli nel sud della Francia, creò un piccolo sindacato. Ad oggi la VIF conta più di 7000 vignaioli, distribuiti in 32 federazioni dipartimentali e 10 federazioni regionali, è riconosciuta da organi rappresentativi, decisionali e di concertazione dove è presente a livello nazionale, regionale e dipartimentale.

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La viticoltura biologica può ambire all’abbattimento totale delle emissioni climalteranti legate ai processi di vinificazione.

Il settore agricolo, su scala globale, è considerato uno dei principali emettitori di gas serra (con una stima di circa il 23% delle emissioni totali, se si considera anche la deforestazione e i cambi d’uso del suolo a fini della produzione agricola) responsabili, come confermato ormai da anni dalla comunità scientifica mondiale, dell’innalzamento della temperatura media del Pianeta e quindi del fenomeno noto come “Climate change”.

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L'emergenza COVID sta modificando le abitudini degli italiani (così come quelle di gran parte dei cittadini di tutto il resto del mondo) non ultime quelle alimentari legate all'approvvigionamento e all'utilizzo dei beni di prima necessità.

La diffusione del SARS-CoV-2 ha stravolto gli equilibri e le routine di qualunque settore merceologico. In primis quello agroalimentare, l'unico (insieme a quello farmaceutico) a tutti gli effetti irrinunciabile. Il rallentamento della circolazione delle merci all'interno della UE ha generato ritardi nell'approvvigionamento dei negozi. La chiusura di alberghi, bar,  ristoranti, locali con somministrazione (più in generale il   settore HORECA) ha messo in ginocchio esercenti, lavoratori e fornitori.

L'attuale riapertura sarà graduale e con capacità ridotta, molti esercenti probabilmente non riapriranno o comunque si troveranno in difficoltà economiche, e anche i consumatori avranno remore a frequentare la ristorazione per la paura del contagio. D'altra parte il timore di frequentare posti affollati e di contrarre il COVID ha spinto le   persone a cercare quanto più possibile il modo di approvvigionarsi facendo la spesa online e tramite consegne di ogni genere a domicilio (ad es. consegna cibo e consegna vino a domicilio).

Ed ecco allora che tanti piccoli produttori locali (come noi che produciamo vini biologici del Lazio) si sono dovuti reinventare ed aggiornare. Molti, pur di non arrendersi, si sono tolti il cappello da agricoltore o     da vignaiolo per indossare quello del programmatore web per attivare la possibilità di ordinare online (ad esempio creando un apposito shop vino come nel nostro caso) o dell'addetto alle consegne per soddisfare a domicilio tutti i clienti che non vogliono o non devono (perchè in isolamento) uscire di casa.

Contemporaneamente, l'enorme improvviso afflusso sulle grandi piattaforme web della grande distribuzione alimentare o dei colossi della consegna a domicilio ha causato ritardi troppo importanti nella gestione degli ordini. E così piano piano i consumatori hanno cercato realtà più piccole, magari aziende locali, aziende a km0 (come la maggior parte delle aziende biologiche della Tuscia o più su larga scala  delle aziende biologiche del Lazio)) e, non senza fatica, i piccoli produttori (come ad esempio molti vignaioli del Lazio) si sono prodigati per intercettare quanto più possibile la domanda, per comunicare un servizio di qualità e per renderlo rapido, sicuro ed efficace.

Anche noi della Trebotti, piccoli produttori vino Lazio di vino biologico, per contrastare il crollo delle vendite legate alla crisi del settore HORECA abbiamo attivato uno shop on line dove è possibile scoprire e selezionare il nostro vino biologico e il nostro vino sostenibile senza solfiti per riceverlo con consegna a domicilio Lazio o tramite spedizione nel resto     d'Italia e d'Europa (o semplicemente con consegna vino a domicilio Roma). Ci sono pacchetti e promozioni e c'è  la possibilità di ricevere oltre al nostro vino della Tuscia, in omaggio una visita con   degustazione in azienda appena possibile! Il servizio è rapido e il sito è veloce ed intuitivo in grado di offrire la possibilità di potersi concedere un piccolo momento di evasione sedendosi a tavola con un buon vino del Lazio tra i nostri migliori vini biologici e vini sostenibili Trebotti .

E' vero che questo riavvicinamento tra le piccole aziende e i consumatori è frutto dell'emergenza COVID che nessuno di noi avrebbe mai voluto vivere, ma perchè non sperare che questo ritorno alla filiera    corta, finita l'emergenza, non sia qualcosa che sopravviva anche in futuro?

azienda biologica trebotti